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lunedì 14 maggio 2007

Quando qualcosa incomincia a muoversi...



Per Massimo Moratti sono ore fastidiose. Sabato si è saputo (ma visto il silenzio degli organi di stampa sono stati in pochi a saperlo) che il capo degli inquirenti federali, Borrelli, ha chiuso l’inchiesta sulle informazioni che sarebbero state raccolte illegalmente sull’arbitro De Santis e che emergerebbero dalla vicenda più complessa dello spionaggio Telecom. Un dossier che era catalogato sotto il nome «Operazione ladroni» e che sarebbe nato dopo una conversazione in cui l’ex arbitro Nucini avrebbe avvertito Giacinto Facchetti di fare attenzione alla piovra arbitrale e ai maneggi per danneggiare l’Inter messi in pratica con la regia di Moggi.

Borrelli passerà le conclusioni al procuratore Palazzi che potrà archiviare tutto ma si sussurra che gli 007 federali avrebbero trovato riscontri sufficienti a far pensare che l’Inter si sia davvero mossa e abbia indagato sui conti privati e su altri aspetti della vita dell’ex arbitro di Tivoli, indicato come il «leader» della presunta Cupola delle giacchette nere. De Santis starebbe preparandosi a chiedere i danni al club nerazzurro. Se Palazzi deciderà di procedere è possibile che si arrivi ad una imputazione per Moratti sulla base del fatto che il presidente non poteva essere all’oscuro di tutto. La pena in ogni caso sarebbe minima: una squalifica di qualche mese per violazione dell’articolo 1 sulla lealtà sportiva. Ma il provvedimento sporcherebbe l’immagine di un dirigente che ha sempre esibito il rispetto delle regole e la trasparenza come suoi punti di forza.

Ecco il Dvd del 14° scudetto perdazzurro!!

venerdì 11 maggio 2007

Non vedo, non sento, non parlo...


Qualche giorno fa sulle pagine rosee della Gazzetta dello Sport, il felicissimo presidente dell'Inter Massimo Moratti s'è sbizzarrito nel mettere le pagelle ai suoi giocatori, valutandoli nell'arco dell'intera stagione. Nessun bocciato e buone parole per tutti.
Tutto normale fin qui.

Ma alcune dichiarazioni sono passate, stranamente, sotto silenzio: sono le parole dedicate dal presidente nerazzurro su Stankovic.

Le trovate ancora sul sito de “la gazzetta dello sport” ma, per comodità, ve le riporto: "Ha avuto un rendimento super, molto legato al carattere sensibile, partecipe. Anni fa stavo comprando Emerson, mi fermò Mancini, non ancora nostro allenatore: ma no, Stankovic è più completo. Vuole dimostrare sempre di essere il più bravo, corre, lotta, ha qualità".
Moratti confessa alla gazzetta dello Sport di aver contattato l’allenatore della Lazio, in pieno stato contrattuale e nelle piene funzioni del suo impiego.Per chi vuole intendere, è la conferma ufficiale che Mancini, in barba a qualsiasi regolamento, mentre era ancora allenatore della Lazio, già dava indicazioni a Moratti per fare il mercato per la stagione successiva. Oltretutto indicazioni che coinvolgevano un calciatore della stessa Lazio. Un giocatore, Stankovic, che non a caso è arrivato all’Inter 5 mesi prima di Mancini.Mancini in quel campionato, pur essendo già di fatto legato all’Inter (e adesso con questa incauta dichiarazione di Moratti i dubbi sono ancora minori ), si trovò a lottare con la squadra che allenava e dalla quale veniva stipendiato (la Lazio) contro l’Inter per raggiungere il quarto posto in Campionato, posizione utile per accedere ai preliminari di Champions.
Una cosa assolutamente censurabile, non solo dal punto di vista della giustizia sportiva.
Sempre andando a memoria, ricordo che a gennaio di quell’anno, Moggi dichiarò di avere già un precontratto firmato da Stankovic e minacciò di registrare ugualmente il contratto, cosa che avrebbe portato il giocatore ad una squalifica. Secondo le dichiarazioni ufficiali, Moggi rinunciò a farlo per evitare dispetti. Tralasciando su quelle che sono state le dichiarazioni ufficiali, mi chiedo come mai, ancora una volta, per l’ennesima volta, una sostanziale auto-denuncia di Moratti (contattare un tesserato per un’altra squadra quando il calciomercato è chiuso non è permesso e deve essere punito con una squalifica per i protagonist. Visto come sono andate le cose ci sarebbero anche gli estremi, regolamento alla mano, per riscontrare un comportamento sleale da parte di Moratti), dicevamo, un sostanziale auto denuncia di Moratti cade, ancora una volta, nel vuoto: Palazzi, Borrelli…nessuno legge la Gazzetta dello Sport?

fonte:calciomalato

giovedì 10 maggio 2007

Ecco perchè vincevano solo coppe (di seconda mano)


Il romanista sta continuando ad indagare sulla denuncia di Ettore Viola circa la Coppa UEFA vinta dall’Inter grazie, a quanto dice il figlio di Dino Viola, con l’aiuto dell’arbitro Spirin.Era una cosa nota da tempo, ma adesso, chissà per quale motivo, il giornale molto vicino alla squadra giallorossa vuole andare fino in fondo alla vicenda.
Quell'8 maggio del 1991, a San Siro, c'erano, tra gli altri Giuseppe Giannini, Sebino Nela e Ottavio Bianchi. E i tre la finale se la ricordano bene…
Ricordano pure gli errori dell'arbitro Spirin. Non sanno nulla del presunto tentativo di corruzione denunciato da Ettore Viola.
”Ricordo che il rigore trasformato da Matthaeus era inesistente - dice Giuseppe Giannini - Credo che sia difficile dire una cosa del genere se priva di fondamento. Però non mi va di fare polemica, perché si tratta di una partita di tanto tempo fa. E poi, mi dà fastidio sentirla solo adesso: perché non è stato denunciato tutto all'epoca?”.Il Principe non è l'unico a chiedersi come mai il retroscena venga svelato solo ad anni di distanza dal fatto, prima in un libro e poi attraverso un quotidiano. La risposta arriva dallo stesso Ettore Viola, ospite di Rete Sport: “Avevo perso un padre in quindici-venti giorni. La Roma era il gioiello che tutti volevano, almeno a parole. Insomma, ero preso da altre situazioni”.

”Noi, in campo, avevamo capito subito che l'arbitro non era amico nostro - racconta Sebino Nela - Penso al rigore, molto molto dubbio. Ma non ci fu solo quello: a non piacerci era stato l'atteggiamento complessivo del direttore di gara”.
Ma la dichiarazione più sconcertante è quella di Ottavio Bianchi, all’epoca allenatore della squadra giallorossa: “A fine gara, nello spogliatoio c'era molta tensione - ricorda Ottavio Bianchi - ho fatto fatica a calmare i ragazzi, che si sentivano ingiustamente puniti. Ecco perché la storia raccontata da Ettore Viola non mi sorprende. Al ritorno, poi, giocammo una grande partita: l'Inter non uscì mai dai suoi sedici metri. Ma non bastò”.
Perché, ed è questa la domanda che faccio, visto che tutti avevano grossi dubbi, nessuno ha detto nulla, a parte le solite polemiche di cui il calcio italiano e non solo è ben abituato?

Dirigente, all'epoca, era anche Riccardo Viola, fratello di Ettore, sorpreso da ciò che ha (ri)letto. «Io ero consigliere addetto alla squadra - dice - E non sono mai stato a conoscenza di questi fatti. Non trovo giusto, poi, fare un discorso del genere a distanza di sedici anni dalla partita in questione, soprattutto alla vigilia di una finale. Se devi denunciare un tentativo di corruzione lo fai subito. Perché altrimenti fai male a tutti: al calcio, ai giocatori dell'epoca, al presidente Pellegrini, ai tifosi. E, soprattutto, crei un clima poco simpatico in vista della partita di domani (oggi, ndr). Non nego che l'arbitraggio di Spirin, quella sera di maggio, fu modesto. Dico solo che, invece di tirar fuori una storia a distanza di anni, dovremmo essere orgogliosi di quello che abbiamo fatto nei quattro mesi successivi alla morte di papà. Abbiamo giocato una finale di Coppa Uefa e vinto una Coppa Italia. E non mi sembra che la Roma si sia ritrovata così spesso a giocare due finali nella stessa stagione».

Va controcorrente Riccardo Viola, fratello di Ettore.
Alcune affermazioni che fa, però, non sono secondo me, condivisibili: dire che così si fa male al calcio, secondo me, vuol dire voler, nonostante gli insegnamenti del recente passato, voler continuare a mettere la testa sotto la sabbia e far finta di niente. C’è una denuncia di un reato: la giustizia sportiva dovrebbe mettersi in moto per appurare i fatti: non è possibile continuare così, il calcio ha bisogno di certezze, di trasparenza…non di denunce non documentate o di reati non puniti. Chi vuole fare una denuncia, per favore, si accomodi in un commissariato, con prove certe…altrimenti può restarsene anche a casa.

FOLLIA INTERISTA POST 6 a 2



Che bello dopo circa 10 mesi di silenzio finalmente un momento di gloria Grossa risata
Avete perfettamente ragione il vero bilan è quello di questo ultimo periodo, ovvero quello che ha perso il derby 2-1 Grossa risata

Fate bene a parlare da vincenti, tanto la finale è una formalità, volete che il Liverpool vi batta un'altra volta? Ma no sarebbe una impresa superfantascientifica, impossibile!

Io intanto mi godo lo scudetto della nazione campione del Mondo a cui ha partecipato la futura squadra campione d'Europa ... tutto questo mi inorgoglisce sempre di più, questo è uno scudetto d'oro signori! Grossa risata
............

Caro Povero Interista,
Il Milan vero si è sempre visto nei momenti decisivi della stagione : Champions League. In campionato è da inizio aprile che sta distruggendo chiunque gli passi davanti e a detta di molti critici di calcio, è tornato il Milan stellare che ha mostrato il miglior calcio d' Europa degli ultimi 50 anni. Per non scordarci del fatto che in questi due mesi il Milan è la squadra che ha fatto più punti in Italia... Credi che se la tua squadra avesse giocato col Manchester la storia sarebbe stata la stessa di qualche giorno fa? Tutti quelli che di calcio ne capiscono un pochino sanno che un bel 6 a 0 contro il manchester non ve lo avrebbe tolto nessuno. Avete vinto uno dei campionati più falsi della storia del calcio italiano e mondiale e ricordate che chi ha portato VISIBILITA` all'Italia pallonara, oltre alla nostra nazionale, è stato il Milan andando in finale di Champions. Se in qualunque nazione Europea nomini la parola "ITALIA" subito si pensa ai Diavoli rossoneri e non AI CUGINI DEI CAMPIONI (che sareste voi). Per piacere dunque abbiate l'umiltà di festeggiarlo in silenzio questo scudetto perchè , oltre al rischio di vedervelo revocato insieme a quello dell'anno passato, c'è anche il rischio di non vincerlo per altri 18 anni... Giusto il tempo di un MOGGIOPOLI BIS. Con magari il figlio di Guido Rossi alla guida della F.I.G.C.
Buon Divertimento. E non rosicate troppo perchè rischiate di provocare danni allo stomaco.
Salve a tutti i tifosi della seconda squadra di Milano.

mercoledì 9 maggio 2007

Trovata dedica all'Inter da una sconosciuta...

Dopo che i tifosi Intertristi si sono dimenati a sventolare bandiere inglesi una una "signora" sconosciuta ha lanciato loro il seguente messaggio...

GRAZIE INTER!

Naturalmente quando la "schiacciasassi" deve mettersi all'opera e dimostrare che nessuno può competere con lei, si autodistrugge in partite umilianti. Grazie Inter. Grazie Moratti. Grazie Mancini. Senza di voi il calcio sarebbe noioso.

La Roma umilia l'Inter e mette una serie ipoteca sulla conquista della coppa Italia. I giallorossi vincono la finale d'andata all'Olimpico con un tennistico 6-2 grazie ai gol di Totti, De Rossi, Perrotta, Mancini ed alla doppietta di Panucci.
Inutile la doppietta di Crespo per i nerazzurri. Il ritorno è in programma giovedì 17 maggio a San Siro.

Coppa Italia - Finale d'andata
Roma-Inter 6-2
ROMA: Doni; Panucci, Mexes, Ferrari, Chivu (46' Cassetti); Pizarro (86' Tonetto), De Rossi; Taddei (76' Aquilani), Perrotta, Mancini; Totti.
A disposizione: Curci, Wilhelmsson, Tavano, Vucinic.
Allenatore: Spalletti
INTER: Toldo; Maicon, Cordoba, Materazzi, Maxwell (67' Grosso); Stankovic, Dacourt, Zanetti; Figo (51' Vieira); Crespo, Adriano (57' Recoba).
A disposione: Julio Cesar, Burdisso, Solari, Mariano Gonzalez.
Allenatore: Mancini
Arbitro: Saccani di Mantova
Ammoniti: Maicon, Cordoba, Dacourt, Vieira, Materazzi, Tonetto
Marcatori: 1' Totti (R), 5' De Rossi (R), 16' Perrotta (R), 20' e 56' Crespo (I), 30' Mancini (R), 54' e 89' Panucci (R)

Signor Borrelli, ci dica quando quando quando


In attesa che la procura di Napoli cali l’asso - associazione a delinquere per Moggi e la Gea, sette arbitri e nove assistenti sotto tiro - mi chiedo che fine abbiano fatto le indagini dell’esimio dottor Borrelli sul fronte Telecom-Inter-De Santis-Vieri. Massimo Moratti ha ammesso di aver fatto pedinare Vieri, ma su De Santis è stato molto vago. Il caso era stato sollevato, il 31 agosto 2006, da Claudio Sabelli Fioretti sul Magazine del Corriere della Sera. Domanda: Metteste sotto sorveglianza l’arbitro De Santis. Risposta di Moratti: «Una persona si offrì di farlo. Conosceva alcune persone in grado di darci informazioni perché lavoravano al ministero doveva aveva lavorato De Santis. Ma non ne uscì nulla».

Chi scrive riprese l’argomento su La Stampa del 22 settembre 2006, nell’ambito di un’intervista al presidente nerazzurro. Domanda: Eppure faceste pedinare De Santis. Risposta: «È ormai un episodio di dominio pubblico. Le rispondo come risposi a Claudio Sabelli Fioretti: un tizio si offrì di farlo. Era in contatto con persone del ministero presso il quale aveva lavorato De Santis. Potevano offrirci delle informazioni. Risultato: zero su tutta la linea. E comunque, c’è un’inchiesta in corso. Meglio attendere gli esiti».

La «persona», il «tizio» non sono fantasmi: sono Giuliano Tavaroli, ex responsabile della sicurezza di Telecom, ed Emanuele Cipriani, boss dell’agenzia di investigazioni Polis d’Istinto. Furono loro a proporsi o fu qualcuno a contattarli? Telecom, cioè Inter. Inter, cioè Telecom. Fior di sinergie, mica pizza e fichi. Il presidente di Telecom, all’epoca dei fatti, era Marco Tronchetti Provera, azionista, tifoso e consigliere dell’Inter; vicepresidente esecutivo, Carlo Orazio Buora, vice presidente (allora) dell’Inter; consigliere Massimo Moratti (basta la parola). Per tacere del professor Guido Rossi, commissario straordinario della Figc sino al burrascoso ritorno in Telecom, e di tutti i dossier o report («Operazione ladroni», «Pratica Como) che grondano di intercettazioni palesemente illegali, Carraro, la Gea, Moggi, la Juventus eccetera eccetera.

Qui non si tratta di scovare un (eventuale) scandalo per coprirne un altro, quello che, in base alle responsabilità della coppia Moggi-Giraudo e alle relative sentenze, ha portato la Juve in B. Si tratta, più semplicemente, di far luce su un lato tuttora oscuro di una vicenda collaterale ma non marginale. L’ha sviscerata anche Mario Sconcerti sul «Corriere della Sera» del 13 gennaio: «Si va verso la conferma che Tronchetti Provera aveva una security molto attiva e invasiva, e che questa più volte si è occupata di calcio. Sono stati pedinati un giocatore (Vieri) e soprattutto un arbitro (De Santis)». Non solo (ancora Sconcerti): «Si è patteggiato per un reato (passaporto falso) che altri hanno fatto ma molti altri no. Avere qualcuno che chiede se sia questa (l’Inter) la squadra che può sostituire la qualità morale perduta dalla Juventus significa essere davanti a una domanda scomoda e a una risposta molto più pericolosa di sei mesi fa». Il riferimento è duplice: parte da Recoba-Oriali e arriva alla delibera con cui il Tar del Lazio ha deciso di entrare nel merito del ricorso presentato dall’assocazione L’Ego di Napoli contro il «trasferimento» dello scudetto 2005-2006 dalla Juventus all’Inter, un atto che personalmente ho censurato - in buona compagnia, fra parentesi - sin da quando Rossi e i suoi saggi (?) cominciarono a fabbricarlo.

Ci siamo. Come sempre, quando si parla di etica, il tifo espelle la ragione. Così facendo, si ritorna - o si resta - selvaggi. Non ce n’è per nessuno. La Juve ha peccato e pagato: per i suoi tifosi, troppo; per i suoi avversari, troppo poco. Qualcuno può scagliare la prima pietra? L’Inter è fuori da nastri e bobine, e di questo le va dato atto, ma finché la giustizia sportiva (Borrelli) e quella ordinaria non dipaneranno la matassa di Telecom, continueremo ad accumulare scheletri e sospetti. Tanto per dire: fossi un familiare di Facchetti, chiederei io alle procure di tirar fuori le intercettazioni di cui si riempie la bocca l’ex designatore Bergamo. Ci sono? E allora sentiamole: se la differenza risiede nei contenuti e non nelle frequenze, e proprio lì risiede, che paura c’è? Giacinto, adesso che non può più difendersi, non merita che qualcuno giochi con la sua carriera. Fossi un tifoso interista, spronerei io Borrelli e gli altri inquirenti: per favore, datevi una mossa.

Aspettando i fuochi d’artificio di Napoli. Sempre che siano fuochi.

martedì 8 maggio 2007

I Cimiteri Negli Armadi...


Dopo 16 anni Ettore Viola denuncia: «Così l'Inter ci rubò la Coppa Uefa» Il figlio dell'amatissimo presidente Dino Viola rivela: «Il direttore di gara voleva 150mila dollari per essere buono con noi. Dissi di no e lui si offrì ai nerazzurri». L'8 maggio 1991 migliaia di tifosi giallorossi seguono la squadra a Milano: sotto le luci di San Siro, si gioca la finale d'andata di Coppa Uefa. Finisce 2-0 per i nerazzurri, con un contestatissimo rigore concesso dal sovietico Spirin agli uomini di Trapattoni per presunto fallo su Berti. Dal dischetto, Matthaeus non sbaglia. E, pochi minuti più tardi, ecco il raddoppio. Negli spogliatoi, a fine gara, Ottavio Bianchi e alcuni giocatori, Giannini in testa, sono furiosi. Il 22 maggio, all'Olimpico, la rimonta giallorossa resta incompiuta: segna Rizzitelli, all'80', e finisce 1-0 per la Roma. La ribalta è dell'Inter, il retroscena tutto dell'arbitro Spirin, protagonista della gara d'andata e della storia che racconta Ettore Viola. «Mio padre era morto pochi mesi prima, a gennaio - ricorda il figlio del presidente Dino - Formalmente la guida del club era nelle mani di mia madre Flora, con l'avvocato Giovanni Guidi, scomparso recentemente, nelle vesti di amministratore delegato. Ma ero io, in realtà, a portare avanti le cose: ero una sorta di "presidente ombra". E poi c'era Ciarrapico, arrembante, pronto a subentrare. Una decina di giorni prima della finale di Coppa Uefa, fui contattato da una signora russa che avevo conosciuto tempo addietro. E arrivò la proposta». Chi era questa "signora russa"? «Era un'imprenditrice ben inserita nel mercato sovietico, che si occupava di molte cose e anche di calcio. L'avevo conosciuta in occasione dell'arrivo di Mikhailichenko alla Roma. All'epoca il centrocampista venne operato dal professor Perugia, ma poi decidemmo di non tesserarlo e lui finì alla Sampdoria. Si rifece viva alla vigilia della partita con l'Inter». Per dirle cosa? «Che l'arbitro Spirin, in cambio di 150mila dollari, sarebbe stato benevolo nei nostri confronti nella partita d'andata». E quale fu la sua reazione? «Beh, feci alcune considerazioni. In primo luogo, pensai che nel dna della famiglia Viola non c'è mai stata la consuetudine di manipolare i risultati del campo. Poi, ero convinto che la Roma fosse abbastanza forte per affrontare alla pari l'Inter di Trapattoni. Infine, e comunque secondariamente rispetto al resto, non volevo fare regali a Ciarrapico. Il passaggio di proprietà era cosa fatta e non mi andava di rischiare per lui: non volevo che si vantasse di un successo per ottenere il quale non aveva fatto nulla». Quindi, rifiutò l'offerta... «Sì. E pensai anche che la cosa sarebbe finita lì, visto il rapporto di amicizia che avevo con la signora russa che mi aveva offerto i favori di Spirin». Invece, cosa successe? «Il giorno della partita, prima dell'inizio, entrai negli spogliatoi del Meazza e mi ritrovai lì questa signora. Pensai immediatamente che la cosa era strana, perché solo le persone autorizzate possono stare in quella zona dello stadio. E capii quello che poi lei stessa mi confermò. Dopo il mio rifiuto, l'aiuto era stato offerto all'Inter. Ricordo che mi guardò, allargò le braccia e disse: "Mi dispiace, ma visto che tu non hai accettato mi sono sentita in dovere di proporre la cosa alla controparte"». Poi arrivò il rigore contestato... «Quel rigore non c'era proprio! Io guardai la partita dalla tribuna e in campo successe quello che temevo. Ci fu quel fallo inesistente, ma non solo: le nostre azioni venivano continuamente fermate a centrocampo e, si sa, quando il gioco viene spezzettato è per evitare che la squadra diventi troppo pericolosa. Alla fine della partita, ci rimasi male e pensai alla delusione dei tanti tifosi che erano sugli spalti e che non riuscivano a capire. Io mi ero dato una spiegazione dell'accaduto e questo, forse, mi faceva stare ancora peggio. Ma ero comunque convinto di aver fatto la cosa giusta».

lunedì 7 maggio 2007

Miglior giocatore 2006-2007 dell'Inter : Guido Rossi


Sia pure avvantaggiata dall'assenza della migliore squadra italiana, il Milan ha dimostrato ancora una volta che è sufficiente schierare le squadre più forti, meglio organizzate e abituate a vincere sul campo (invece che a tavolino o a tavaroli o a rolex d'ori) per evitare brutte figure e piagnistei e sconfitte a ripetizione.

Guido Rossi, il bar dello sport e la curva sud chiamata Italia hanno provato a spiegarci che il pallone non era rotondo, che Moggi e Galliani vincevano al telefono, ma il campo ancora una volta ha dimostrato il contrario. Ricordatevi che volevano licenziare Lippi, arrestare Buffon, cacciare Cannavaro e ritirare la nazionale dalla Germania. Ricordatevi che una delle accuse a Moggi era quella di aver messo Lippi in Nazionale e di aver fatto lui le convocazioni. E infatti grazie ai giocatori del Milan e ai campioni e agli allenatori e ai medici e ai massaggiatori della Juventus abbiamo vinto un campionato del mondo, perché almeno a Berlino un giudice c'era ed era il campo. Juve e Milan hanno vinto 13 scudetti in quindici anni.

Nello stesso periodo sono andati 7 o 8 volte in finale di Champions League, mentre le mezze calzette sedicenti oneste le prendevano regolarmente e sonoramente una volta superato Chiasso o il Grande Raccordo Anulare. Guido Rossi & co. avevano deciso di cancellare la Juve, il Milan e la bella Fiorentina e di mandare in Europa il Chievo, la Rometta e il Palermo. Il Chievo è uscito prima ancora di entrare, la Rometta ne ha prese sette, gli indossatori di scudetti altrui a Valencia come a Villareal hanno fatto la solita fine. Il Palazzo, per fortuna, ci ha evitato la figuraccia del Palermo e ha salvato il Milan.

Ora gli indossatori festeggiano perché hanno sconfitto, in un torneo aziendale, la resistenza dell'Empoli e del Catania. Notate una cosa: per dimostrarsi una squadra seria e credibile avrebbero dovuto vincere due sole partite quest'anno: col Valencia e lo scontro decisivo con la Roma. Le hanno perse entrambe. Sono i soliti, malgrado Cobolli Gigli gli abbia regalato due campioni.La Juve smembrata, penalizzata e con la sua terza squadra, è in testa in serie B e nei campionati Primavera, oggi come l'anno scorso e due anni fa. Il Milan di calciopoli e di Meani e dei guardalinee e degli incontri con Collina e dei dossier di Paparesta è andato in finale in un torneo vero, senza aiutini né penalizzazioni.